Swiss Israel Day 2018 (IT/DE)

Berne, 27.05.2018 - Lugano, 27.05.2018 - Discours du Conseiller fédéral Ignazio Cassis lors du Swiss Israel Day - Seul le texte prononcé fait foi

Signori consiglieri di Stato Christian Vitta e Norman Gobbi
 
Signor sindaco Marco Borradori e signori municipali di Lugano
 
Signori consiglieri nazionali Corina Eichenberger, Rocco Cattaneo, Roberta Pantani e Lorenzo Quadri
 
Signori granconsiglieri
 
Signori ambasciatori Jakob Keidar e Wolfgang Brülhart
 
Signor console generale Marcello Fondi
 
Cari membri e amici della
Società Svizzera – Israele
 
Signore e signori

Ho risposto volentieri «presente» alla domanda di Adrian Weiss di partecipare a questa giornata.

Una giornata speciale in un anno speciale, quello del 70esimo anniversario dello Stato di Israele.

Israele come idea, poi Israele come una realtà concretamente vissuta. Israele come riparo per la democrazia e infine Israele come culla dell’innovazione. Tutto ciò mi ha sempre affascinato.

La realizzazione di questo sogno, a lungo cullato dal popolo ebreo, è un successo che merita riconoscimento e che è motivo di gioia.
 
Voglio perciò ribadire le congratulazioni che il Consiglio federale ha rivolto allo Stato d’Israele nel Giorno dell’Indipendenza.

Il nostro auspicio è che le buone relazioni tra Svizzera e Israele si rafforzino ulteriormente nei prossimi anni.

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Il legame tra i nostri due Paesi ha molto a che vedere con la storia.

Pensiamo al primo Congresso sionista, svoltosi a Basilea oltre 120 anni fa. Allora, nel 1897, Theodor Herzl scrisse nel suo diario: “A Basilea ho fondato lo Stato ebreo”.

14 dei 22 successivi congressi sionisti si tennero in Svizzera: a Basilea, Zurigo, Lucerna o Ginevra. Nessuno qui a Lugano: forse oggi correggiamo un po’ questa lacuna.

Dopo la creazione di Israele, emersero rapidamente alcuni parallelismi con la Svizzera.

Israele come piccolo Stato, che in un contesto turbolento costruisce una democrazia e, senza grandi risorse e ampi spazi, raggiunge il benessere. A molti svizzeri ciò ricorda la propria storia.

Nel gergo diplomatico, che comincio un po’ a capire, parliamo di «Like-Minded Countries».

Chiaramente c’erano – e ci sono ancora – molte differenze. Sembra che già negli anni Sessanta le guide israeliane sconsigliassero – con un’ironia tipicamente ebrea – di recarsi in Svizzera. Un Paese – dicevano della Svizzera – in cui ci si può incredibilmente annoiare: da quasi due secoli è infatti risparmiato dalle guerre! E nemmeno ha un Primo Ministro!

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I legami istituzionali affondano le radici in tempi remoti. Nel 1949 la Svizzera riaprì una rappresentanza a Tel Aviv, mentre Israele inaugurava a Zurigo un Consolato generale.

Poi seguirono tanti accordi – ad esempio per l’esenzione dei visti, per il traffico aereo e per l’economia. Gli scambi commerciali tra noi sono da sempre intensi: già nel 1951 la Svizzera era il terzo esportatore in Israele, dietro a Stati Uniti e Gran Bretagna. E ancor oggi figuriamo al terzo posto, dietro USA e Cina!
Più tardi, a partire dagli anni 70, le nostre relazioni si sono arricchite di una specialità elvetica: i Buoni Uffici – die Guten Dienste!

Zunächst vertrat die Schweiz als Schutzmacht Israels Interessen in Staaten, zu denen Israel keine Beziehungen hatte. Dann begann sie sich aber auch aktiv an der Nahostdiplomatie zu beteiligen.

Das ist eine schwierige und hochemotionale Angelegenheit – wie wir in den letzten Wochen erlebt haben. Das reine Hinterfragen von Mechanismen und Institutionen, die sogenannte «gesunde Skepsis» – sonst immer gefördert – wird hier als Tabubruch empfunden.

Doch nach 70 Jahren Konflikt wäre die Zeit des Friedens längst nötig. Der Nahostkonflikt bleibt nämlich eines der wichtigsten Themen der Weltpolitik.

Und das Engagement für einen dauerhaften Frieden bleibt das Rückgrat der Schweizer Nahostpolitik, auch wenn bis heute das Ziel leider nicht erreicht wurde. Die Schweiz denkt immer noch, dass eine Zweistaatenlösung der beste Weg dafür wäre.

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Meine Damen und Herren

Wo stehen wir heute?

Unsere Beziehungen mit Israel sind gut, freundschaftlich und vielfältig.

In allen Innovations-Rankings stehen Israel und die Schweiz an der Spitze! Auch hier „like-minded“!

Zwar gibt es Unterschiede in der jeweiligen Business-Kultur: In Israel mehr Risikobereitschaft und eine positive Kultur des Scheiterns; in der Schweiz etwas weniger Risiko, dafür aber mehr Start-Ups, die sich langfristig etablieren.
Beiden Ländern gemein ist, dass wir auf Bildung, Wissenschaft und Spitzenforschung, sowie auf ein freies Unternehmertum, setzen. Dass wir Innovations-Weltmeister sind, hat viel damit zu tun.

Wir können und sollen aber noch mehr machen – ich bin davon überzeugt. Ich denke an Bereiche wie Fintech, Foodtech, Biotech, Medtech und an die künstliche Intelligenz. Deshalb freut es mich besonders, dass heute Abend der Präsident des Weizmann Instituts, Professor Daniel Zajfman, zu uns sprechen wird.

La Svizzera sta partecipando attivamente a varie iniziative che vogliono unire diplomazia e scienza. Vuole in questo modo favorire la rivoluzione digitale e le sue conseguenze nelle nostre società, con adeguate riflessioni in termini di regolamentazione e buon governo. Anche qui vedo un bel potenziale di collaborazione con Israele.

La scienza può aiutare a creare le premesse per la pace – Wissenschaft kann helfen, Fundamente für den Frieden zu legen.

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Der Nahostkonflikt muss lösbar sein, wenn wir keine Scheuklappen tragen. Wir brauchen Pragmatismus und Innovation, statt Ideologie und Dogmen.

Und vor allem Mut und Weitsicht.

Das ist mein Wunsch für Israels Zukunft!

Unser Land wird sich weiterhin dafür engagieren.

Grazie per l’invito e per la vostra gentile attenzione.


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Dernière modification 05.01.2016

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