Rapporto del Consiglio federale sulle attività della Svizzera in materia di politica migratoria estera nel 2024
Berna, 25.06.2025 — Il 2024 è stato contraddistinto da un nuovo record in termini di sfollamenti forzati su scala mondiale. In questo contesto, la Svizzera ha continuato a dare priorità alla protezione delle persone sfollate nei Paesi d’origine e di transito, al sostegno ai Paesi di prima accoglienza, alla riduzione della migrazione irregolare e al ritorno delle persone che non necessitano di protezione. È quanto emerge dal rapporto annuale sulla politica migratoria estera, approvato dal Consiglio federale il 25 giugno 2025.
Nel 2024, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR) ha registrato oltre 120 milioni di sfollati o rifugiati, di cui oltre 71 milioni all'interno del proprio Paese, un livello senza precedenti. Alla crisi siriana, che è rimasta la principale causa di sfollamenti forzati, si è aggiunta l'intensificazione dei conflitti armati in Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo, in Myanmar, nella Striscia di Gaza e in Ucraina.
Di fronte alle numerose crisi umanitarie e ai conflitti armati persistenti nel 2024, la Svizzera ha continuato a considerare la cooperazione internazionale un elemento centrale della sua politica migratoria estera, sia attraverso l'aiuto umanitario sia attraverso la cooperazione allo sviluppo. Questo impegno rimane fondamentale per offrire prospettive nelle regioni partner e incoraggiare una migrazione regolare, sicura e vantaggiosa per tutti.
Il Patto sulla migrazione e l'asilo dell'UE: una tappa fondamentale
L'adozione del Patto sulla migrazione e l'asilo dell'UE nel maggio 2024 da parte del Consiglio dell'UE e del Parlamento europeo ha rappresentato un importante passo avanti. La Svizzera sostiene gli obiettivi principali di questa riforma, che mira a rafforzare il sistema europeo di asilo e migrazione nel suo complesso. Le modifiche relative ai sistemi Schengen e Dublino che ne derivano sono state notificate alla Svizzera nel maggio 2024 e dovranno essere attuate entro la metà del 2026.
Nel periodo in esame, la Svizzera ha inoltre sostenuto con diversi progetti i Paesi particolarmente sotto pressione alle frontiere esterne dell’UE o fortemente sollecitati dall’accoglienza di persone in fuga dall’Ucraina.
Cooperazione bilaterale e impegno multilaterale
Al di fuori dello spazio Schengen, lo scorso anno la Svizzera ha intensificato la cooperazione con diversi Paesi situati sulle rotte migratorie più importanti per la Svizzera, rafforzando i dialoghi bilaterali in materia di migrazione. Ciò si è tradotto in particolare nella conclusione di un nuovo accordo migratorio con l'Iraq e nel rafforzamento della cooperazione con la Georgia e il Marocco, dove due addette alle migrazioni sono ora impegnate in loco nelle relazioni bilaterali. Anche la cooperazione in materia di rimpatri ha registrato sviluppi positivi, in particolare con l'Etiopia. Le riammissioni con questo Paese sono state riprese dopo un periodo di blocco che ha interessato tutta l'Europa. Inoltre, è stato possibile riprendere anche le espulsioni di afghani che hanno commesso reati gravi.
Oltre a questi sforzi bilaterali, la Svizzera ha finanziato diversi progetti realizzati da organizzazioni internazionali, tra cui l’ACNUR e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM). Si è inoltre impegnata nei processi regionali relativi alla gestione della migrazione. Nell'ambito del Processo di Rabat (foro di dialogo euro-africano sulla migrazione e lo sviluppo), ha svolto un ruolo trainante nel promuovere la cooperazione tra gli Stati sulla questione dei migranti scomparsi. Ha inoltre partecipato ai negoziati che hanno portato all'adozione, nel novembre 2024, del nuovo piano d'azione del Processo di Budapest (dialogo interregionale sulla migrazione lungo la Via della Seta) per il periodo 2025-2030. La Svizzera si è inoltre impegnata a dare concretezza agli impegni assunti in occasione del Forum mondiale sui rifugiati del 2023.