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Comunicato stampaPubblicato il 1 luglio 2025

Libera circolazione delle persone: l’immigrazione orientata al mercato del lavoro si dimostra valida

Berna, 01.07.2025 — L’immigrazione nell’ambito della libera circolazione delle persone è fortemente orientata al mercato del lavoro. I cittadini provenienti dall’Unione europea (UE) non hanno quindi alcuna difficoltà a integrarvisi. Al contempo, la partecipazione al mercato del lavoro della popolazione indigena è ulteriormente cresciuta negli ultimi anni. Alla luce dell’invecchiamento demografico, un mercato del lavoro aperto e inclusivo si rivela fondamentale anche per il futuro sviluppo economico, come dimostra il 21° rapporto dell’Osservatorio sulla libera circolazione delle persone.

Nel 2024 il saldo migratorio nell’ambito della libera circolazione delle persone si è attestato a quota 53 700, 10 000 persone in meno rispetto all’anno precedente. L’immigrazione UE è strettamente correlata al fabbisogno dell’economia, risponde alla crescente domanda di manodopera altamente qualificata e non solo; le aziende svizzere, infatti, ricorrono al reclutamento della manodopera estera nello spazio UE/AELS anche per svolgere attività poco qualificate nel settore alberghiero e della ristorazione, nella costruzione e nell’industria. In questi settori, è sempre più difficile che i posti vacanti siano coperti da manodopera svizzera.

I cittadini UE/AELS si integrano senza difficoltà nel mercato del lavoro e il loro elevato tasso di attività ne è la prova, dato che nel 2024 si è attestato all’86,8 per cento, quindi due punti percentuali in più rispetto a quello dei cittadini svizzeri. Inoltre, i cittadini UE/AELS hanno anche un maggiore grado di occupazione. A parità di caratteristiche salariali rilevanti quali formazione, professione, età e genere, i cittadini UE/AELS percepiscono in media in tutto il Paese salari altrettanto elevati come quelli dei cittadini svizzeri. Tuttavia, il rischio che in Ticino vengano offerti salari inferiori a quelli usuali, correlato all’occupazione dei frontalieri, è una sfida ormai nota.

Maggiore sfruttamento del potenziale di manodopera indigeno

Per la popolazione attiva indigena, l’elevato livello di immigrazione nel mercato del lavoro degli scorsi anni è stato accompagnato da un livello di disoccupazione costantemente basso e da un incremento della partecipazione al mercato del lavoro. È quindi lecito desumere che l’immigrazione integra e non sostituisce la popolazione attiva indigena. In particolare, si sono registrati notevoli progressi a favore di una maggiore partecipazione al mercato del lavoro da parte delle donne, il cui tasso di attività è aumentato passando dal 75,3 per cento nel 2010 all’80,8 per cento nel 2024, mentre quello degli uomini è rimasto costante (2024: 87,4 %). Particolarmente significativa è la partecipazione al mercato del lavoro da parte delle madri e dei lavoratori anziani. I cittadini provenienti da Stati terzi, la cui immigrazione in buona parte dei casi non è legata alla domanda di manodopera, hanno maggiori difficoltà a inserirsi nel mercato del lavoro. Il loro tasso di attività nel 2024 si è attestato al 73,6 per cento.

L’invecchiamento demografico: una sfida impegnativa

Secondo le proiezioni dell’UST, anche in presenza di una costante immigrazione, la popolazione attiva crescerà in maniera meno marcata rispetto alla popolazione nel suo complesso. Nello scenario di riferimento, nel periodo 2025-2040 la crescita della popolazione attiva sarebbe praticamente dimezzata rispetto ai 15 anni precedenti. A questo proposito, nei confronti dell’invecchiamento demografico l’immigrazione ha solo un effetto attenuante, ma non è in grado di arrestarlo. Pertanto, il rapporto tra popolazione attiva e popolazione totale si ridurrà in futuro, riducendo così anche il valore del PIL pro capite. Non solo un’immigrazione orientata al mercato del lavoro, ma anche un ulteriore coinvolgimento della popolazione indigena nel mercato del lavoro può contrastare gli effetti negativi dell’invecchiamento demografico sul livello di benessere economico.

Nessun onere aggiuntivo per le assicurazioni sociali nel complesso

Per quanto riguarda la situazione finanziaria delle assicurazioni sociali, la libera circolazione delle persone ha effetti differenti in funzione dell’assicurazione. Per esempio, i contributi che gli immigrati dallo spazio UE/AELS versano a favore dell’AVS sono maggiori rispetto alle prestazioni di cui beneficiano. Situazione contraria, invece, per quanto concerne l’assicurazione contro la disoccupazione, dato che gli immigrati UE/AELS sono fortemente presenti in rami professionali affetti da forte instabilità come le attività stagionali. È inoltre emerso che raramente fanno ricorso all’aiuto sociale: nel 2023, con un valore del 2,2 per cento, il tasso di aiuto sociale dei cittadini UE/AELS era al di sotto del valore medio (2,8 %) e solo leggermente superiore a quello dei cittadini svizzeri (1,8 %).