Coronavirus: il Consiglio federale chiama in servizio per la seconda volta la protezione civile

Berna, 18.11.2020 - Per affrontare la crisi dovuta all’epidemia di coronavirus in Svizzera, nella sua seduta del 18 novembre 2020 il Consiglio federale ha deciso di chiamare di nuovo in servizio i militi della protezione civile. Il contingente comprenderà un massimo di 500 000 giorni di servizio e sarà disponibile fino al 31 marzo 2021. Con questa chiamata in servizio il Consiglio federale tiene conto di una richiesta dei Cantoni le cui strutture sanitarie richiedono sempre più frequentemente un appoggio urgente da parte della protezione civile.

In virtù della legge federale sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile (LPPC), in caso di catastrofi e situazioni d’emergenza che colpiscono più Cantoni o l’intera Svizzera il Consiglio federale può chiamare in servizio i militi della protezione civile. Dato l’impatto su tutto il territorio nazionale della seconda ondata epidemica, questo presupposto è ormai adempiuto.

Una chiamata in servizio nazionale consente di sfruttare le risorse di personale di cui dispone la protezione civile e di destinarle in maniera mirata all’assistenza intercantonale. Come durante la situazione straordinaria dichiarata in primavera, questa decisione favorisce la certezza pianificatoria dei Cantoni anche nell’attuale situazione particolare. La Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP) ha dunque chiesto alla Confederazione di chiamare in servizio la protezione civile in tutta la Svizzera.

Compiti di supporto di vario genere

Nelle scorse settimane i numeri dell’epidemia hanno segnato una forte impennata. Nelle strutture del sistema sanitario, tra cui case di riposo e istituti di cura, il personale rischia di raggiungere i limiti di capacità e a livello cantonale queste strutture richiedono sempre più spesso aiuto alla protezione civile.

La protezione civile è uno strumento decisivo e indispensabile nella gestione dell’epidemia di coronavirus. L’intervento della protezione civile consente in particolare di sgravare il personale curante, anch’esso sempre più spesso contagiato e costretto a mettersi in quarantena o in isolamento. Inoltre consente di dare man forte al contact tracing e alle organizzazioni che effettuano i test, messi sotto pressione dal gran numero di casi.

Infine, la protezione civile fornisce un supporto a livello logistico e di condotta. Si occupa ad esempio dei trasporti di pazienti e dell’installazione e gestione di centri di accoglienza presso gli ospedali, assiste gli stati maggiori di crisi o gestisce le linee telefoniche d’emergenza. L’ordine di priorità nell’adempimento di questi compiti è deciso dai Cantoni in base al fabbisogno e alle necessità.

Contingente disponibile fino al 31 marzo 2021

La responsabilità operativa della chiamata in servizio e degli interventi è assunta dai Cantoni. La protezione civile interviene soltanto a titolo sussidiario, vale a dire quando gli altri mezzi di supporto non sono più sufficienti o quando è necessario intervenire con urgenza. La Confederazione mette a disposizione dei Cantoni un contingente massimo di 500 000 giorni di servizio per l’impiego di militi della protezione civile dal 18 novembre 2020 al 31 marzo 2021.

La Confederazione verserà ai Cantoni un’indennità forfetaria di 27.50 franchi per giorno di servizio. I costi per la Confederazione ammonteranno quindi a 13,75 milioni di franchi al massimo.

Il 20 marzo 2020 il Consiglio federale aveva già messo a disposizione dei Cantoni un contingente della protezione civile. In seguito a questa decisione, circa 24 000 militi della protezione civile hanno prestato un totale di circa 300 000 giorni di servizio in tutti i 26 Cantoni, soprattutto in appoggio al sistema sanitario. La prima chiamata in servizio a livello nazionale si è conclusa il 30 giugno 2020.


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