La Svizzera chiede una maggiore protezione delle attività mediche nei conflitti armati

Berna, 05.11.2020 - L’attuale pandemia di COVID-19 rende evidente l’importanza dell’assistenza medica, anche nell’ambito di conflitti armati, durante i quali è essenziale proteggere le attività sanitarie. Il diritto internazionale umanitario è il fondamento di questa protezione. Occorre quindi adoperarsi maggiormente per migliorarne l’attuazione. Dal 2 al 5 novembre 2020 la Svizzera ha organizzato un incontro virtuale di esperti governativi sulla protezione delle attività mediche nel quadro dei conflitti, al quale hanno partecipato più di 280 persone di un centinaio di Paesi. L’incontro ha dato agli Stati rappresentati l’occasione di individuare e condividere una serie di buone pratiche alle quali i Paesi potranno ispirarsi per far progredire l’attuazione del diritto internazionale umanitario a livello nazionale.

Gli Stati convengono che le mancanze nella protezione delle attività mediche non sono da ricercare nell’assenza di regole internazionali bensì nella carente attuazione delle norme esistenti. L’incontro ha dato agli esperti dei vari governi la possibilità di confrontarsi sulle pratiche messe a punto nei loro rispettivi Paesi per superare le sfide legate allo svolgimento di attività mediche. In questo modo hanno potuto fare passi avanti a livello di comprensione comune in vista della promozione di soluzioni pragmatiche. Per esempio, hanno individuato pratiche che consentono di proteggere meglio il personale medico dalla violenza della popolazione civile nel contesto della COVID-19.

Il rispetto e la protezione dei feriti, dei malati e del personale sanitario sono al centro del diritto internazionale umanitario. Queste questioni ne hanno costituito il punto di partenza oltre 150 anni fa ed è proprio per dare loro una risposta che Henri Dunant ha creato il primo comitato della Croce rossa e che nel 1864 è stata elaborata la prima Convenzione di Ginevra. Ciononostante, la protezione della missione medica rimane una delle principali sfide nei conflitti armati di oggi.

Il rispetto, il rafforzamento e la promozione del diritto internazionale umanitario fanno parte del DNA della Svizzera
Il rispetto, il rafforzamento e la promozione del diritto internazionale umanitario sono obiettivi prioritari della politica estera della Svizzera. Poiché la politica estera e quella interna sono intrinsecamente legate, il nostro Paese si impegna sia a livello internazionale sia a livello nazionale. «Sono fiero che il Governo svizzero abbia di recente pubblicato il rapporto volontario sull’attuazione del diritto internazionale umanitario da parte della Svizzera», afferma il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Ignazio Cassis. Questo documento, adottato dall’Esecutivo il 12 agosto 2020, offre una visione globale sul tema. Grazie alla sua neutralità, alla sua tradizione umanitaria e al suo statuto di Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra, la Svizzera è in grado di svolgere un ruolo importante. Ginevra, da lunga data centro storico dell’aiuto umanitario, è oggi la capitale mondiale dell’azione umanitaria. Le Convenzioni di Ginevra e i relativi protocolli aggiuntivi sono elementi fondamentali del diritto internazionale umanitario.

Garantire un minimo di umanità nei conflitti armati
Il diritto internazionale umanitario mira a salvare vite umane, ad alleviare le sofferenze e a preservare un minimo di umanità nei conflitti armati. Protegge le persone che non partecipano, o non partecipano più, alle ostilità e limita i mezzi e i metodi di guerra negli scontri armati. Il diritto internazionale umanitario è generalmente rispettato, anche se si riscontrano ancora numerose violazioni che portano a conseguenze umanitarie inaccettabili. Il dialogo tra gli Stati è indispensabile per prevenire le ripercussioni più gravi sulla popolazione colpita e garantire la concreta attuazione del diritto internazionale umanitario a livello nazionale.


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