La metà dei medici di base prevede di aderire alla cartella informatizzata del paziente (CIP)

(Ultima modifica 16.12.2019)

Berna, 16.12.2019 - I medici di base svizzeri giudicano ottimo il sistema sanitario. Nel confronto internazionale, sono soddisfatti della loro attività professionale in misura superiore alla media e apprezzano il buon coordinamento con gli specialisti. È quanto scaturisce da un sondaggio condotto in undici Paesi nel 2019, sotto il patrocinio del Commonwealth Fund. Il sondaggio indica anche che la Svizzera sta recuperando per quanto riguarda l’impiego di strumenti di e-Health, ma nel confronto internazionale rimane agli ultimi posti.

La fondazione Commonwealth Fund commissiona periodicamente un sondaggio tra i medici di base di undici Paesi, tra cui anche la Svizzera. Anche nel 2019 i fornitori di prestazioni partecipanti apprezzano molto il sistema sanitario svizzero. Il 93 per cento degli interpellati giudica le prestazioni del sistema buone o ottime. La Svizzera si classifica quindi al primo posto, davanti a Norvegia e Australia. Un terzo dei medici di base ritiene che vengano fornite troppe prestazioni mediche (2015: 51 %). Una delle concause è la richiesta di test e trattamenti non necessari da parte dei pazienti.

La maggioranza dei medici di base interpellati (69 %) si mostra molto soddisfatta della propria attività professionale e quindi la Svizzera continua a occupare il primo posto. Tuttavia il 37 per cento di loro ritiene il proprio lavoro stressante o molto stressante (2015: 31 %). Nella maggior parte degli altri Paesi questa quota è significativamente superiore. Inoltre il 61 per cento dei medici di base in Svizzera considera l’onere amministrativo un grande problema.

Accesso alle prestazioni mediche

Anche l’accesso dei pazienti alle prestazioni mediche è considerato ottimo. In Svizzera i tempi di attesa sono brevi: l’84 per cento dei medici sostiene che i loro pazienti non devono attendere a lungo un trattamento dopo una diagnosi (2015: 81 %). 

È altresì positivo il giudizio sul coordinamento con gli specialisti. Il 96 per cento dei medici di base (2015: 94 %) è soddisfatto o molto soddisfatto della collaborazione e dello scambio di informazioni. Ritiene invece che vi sia un potenziale di miglioramento per quanto riguarda il coordinamento con i servizi sociali e infermieristici. Un terzo del 93 per cento di medici che fornisce un aiuto ai pazienti per il coordinamento lamenta tuttavia l’elevato onere amministrativo dovuto al coordinamento con i servizi sociali.

Il sondaggio internazionale conferma inoltre una tendenza all’invecchiamento dei medici di base: il 34 per cento (2015: 33 %) ha 60 o più anni. Il 63 per cento dei medici di età compresa tra i 60 e i 64 anni ha indicato di voler continuare a lavorare dopo aver compiuto i 65 anni. Se si considera l’estremità inferiore della piramide delle età, in Svizzera si prospetta una carenza di medici di base, dato che quelli di età inferiore ai 45 anni rappresentano una percentuale relativamente bassa (21 %). Con il piano direttore «Medicina di famiglia e medicina di base», il Consiglio federale ha già attuato misure concrete per potenziare la medicina di base, ad esempio integrando obiettivi di formazione e perfezionamento nel percorso formativo dei medici, ma anche adeguando il tariffario medico TARMED, il che permetterà di migliorare la remunerazione delle prestazioni dei medici di base. Inoltre il numero crescente di studi associati consente di lavorare a tempo parziale conciliando lavoro e vita familiare.

Cartella informatizzata del paziente

Il numero di medici di base che tengono cartelle cliniche in forma elettronica è aumentato notevolmente, passando dal 54 per cento del 2015 al 70 per cento. Quasi tutti i medici più giovani (<45 anni) tengono cartelle cliniche elettroniche. Tra quelli di età compresa tra 55 e 64 anni la quota è di poco inferiore al 60 per cento ed è soltanto del 35 per cento per quelli di età superiore ai 64 anni. La Svizzera rimane quindi complessivamente all’ultimo posto tra i Paesi interpellati.

Anche in fatto di scambio elettronico con ospedali, laboratori e altri medici, ad esempio per la trasmissione di immagini radiografiche o risultati di laboratorio, esiste ancora un grande potenziale. Soltanto il 47 per cento dei medici interpellati è in grado di scambiare immagini radiologiche con medici esterni allo studio. Il 52 per cento è in grado di scambiare dati di laboratorio o altri test diagnostici, il 44 per cento di trasmettere elenchi di medicamenti specifici per paziente. In Svizzera circa un terzo dello scambio di dati con gli ospedali avviene ancora per fax o per posta. Nel 2015 questo dato era ancora del 67 per cento.

Il sondaggio indica anche che il 46 per cento dei medici di base, tra cui soprattutto quelli più giovani e quelli che lavorano in studi associati, prevede di aderire alla cartella informatizzata del paziente nei prossimi anni.

La Svizzera partecipa dal 2010 al sondaggio internazionale sull’assistenza sanitaria del Commonwealth Fund. Il Commonwealth Fund è una fondazione privata americana a scopo non lucrativo, che ha l’obiettivo di promuovere sistemi sanitari ben rodati ed efficienti mediante un migliore accesso alle assicurazioni contro le malattie e incrementare la qualità delle prestazioni.

Al sondaggio del 2019 «International Health Policy Survey» del Commonwealth Fund, New York (USA), hanno partecipato, oltre alla Svizzera, l'Australia, la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, il Canada, la Nuova Zelanda, i Paesi Bassi, la Norvegia, la Svezia e gli Stati Uniti. All’indagine svolta in Svizzera su incarico dell'UFSP e della Federazione dei medici svizzeri FMH hanno preso parte complessivamente 1095 medici delle tre regioni linguistiche del Paese.


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