Trent’anni della Convenzione sui diritti del fanciullo: il consigliere federale Ignazio Cassis incontra due classi

Berna, 20.11.2019 - I bambini e le bambine hanno dei diritti – per esempio il diritto all’istruzione, alla protezione, al gioco e al tempo libero – e gli Stati sono tenuti a garantirli e ad assicurare il benessere dei più giovani. È quanto previsto dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, che compie oggi 30 anni. Per celebrare la ricorrenza il consigliere federale Ignazio Cassis ha accolto a Palazzo federale due classi ticinesi.

«Per noi oggi è scontato che i bambini e le bambine possano andare a scuola, avere del tempo libero ed esprimere il loro parere», ha affermato il consigliere federale Cassis durante l’incontro con gli allievi e le allieve di Ascona. «Ma è stata necessaria la Convenzione sui diritti del fanciullo affinché i più piccoli potessero avere diritti nel mondo!», ha aggiunto.

Il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha fatto notare che c’è ancora del lavoro da fare: se, da un lato, è vero che nel mondo i bambini e le bambine che frequentano la scuola sono più numerosi che mai, dall’altro molti minori non riescono a portare a termine il loro percorso di studi a causa della povertà, della migrazione, dei matrimoni forzati o per altri motivi. E più di 260 milioni di bambini e bambine non frequentano neanche un giorno di scuola nella loro vita. A questo si aggiunge il fatto che la qualità dell’istruzione spesso è scarsa; basti pensare che, nell’Africa subsahariana, oltre il 60 per cento dei giovani riesce a malapena a leggere e scrivere dopo sei anni di scuola primaria. «I bambini e le bambine devono avere la possibilità di acquisire le competenze necessarie per prepararsi al futuro», ha sottolineato il consigliere federale Cassis. Bambini e ragazzi dovrebbero inoltre essere coinvolti maggiormente in tutti i settori della vita, dalla famiglia alla scuola, dalla politica alla società. «I bambini e le bambine sono il nostro futuro», ha continuato il capo del DFAE. «Prendendo sul serio i loro diritti, prendiamo sul serio il nostro futuro».

Impegno ad ampio raggio della Svizzera
La Svizzera si impegna in vari settori per tutelare i diritti dei bambini e delle bambine. Per esempio, sostiene il Partenariato globale per porre fine alla violenza nei confronti dei bambini e il Partenariato globale per l’educazione, che coinvolgono attori privati e pubblici impegnati a creare un mondo sicuro per i più piccoli, in cui possano crescere, realizzarsi e imparare. Nei suoi Paesi partner, come l’Afghanistan, il Mali o la Giordania, la Svizzera promuove inoltre l’accesso a una formazione di buona qualità.

Per quanto riguarda la politica in materia di diritti umani, la Svizzera si adopera in particolare per la protezione dei minori in ambito giudiziario. I bambini e gli adolescenti coinvolti in questioni legali o che commettono violazioni possono far valere i diritti stabiliti dalla Convenzione. In Senegal, per esempio, la Svizzera è impegnata nella formazione continua di giudici, avvocati, assistenti sociali, agenti di polizia e altri attori della giustizia minorile per garantire che i giovani godano di un trattamento corretto nel sistema giudiziario. Il nostro Paese ha anche cofinanziato uno studio dell’ONU, presentato ieri a Ginevra, sulla situazione dei bambini e delle bambine in regime di privazione della libertà.

Uno dei partner più importanti della Svizzera nel settore dei diritti dei minori è il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF). Per citare un esempio, dal 2017 la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) collabora con questo organismo per sostenere il Governo del Burkina Faso tramite modelli didattici innovativi, come il ricorso a insegnanti che si spostano sul territorio e a lezioni via radio, allo scopo di continuare a garantire la formazione di 875 000 giovani (il 46 % dei quali sono bambine) nonostante molte scuole siano state distrutte o chiuse a seguito di attentati terroristici. Il lavoro della DSC nel campo della cooperazione internazionale allo sviluppo mette a frutto anche le conoscenze della Svizzera in merito a modelli formativi diversificati.

I bambini e le bambine come persone giuridiche
Il 20 novembre 1989, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adotta la Convenzione sui diritti del fanciullo. Per la prima volta, i bambini e le bambine vengono riconosciuti come persone giuridiche. La Convenzione è la più ratificata tra quelle dell’ONU relative ai diritti umani, e conta 196 Stati parte. Concede l’accesso gratuito alla scuola primaria, sancisce il diritto dei bambini e delle bambine di esprimere appieno la loro personalità, i loro talenti e le loro capacità, stabilisce la protezione da qualsiasi forma di sfruttamento e abuso sessuale ed economico, e riconosce il loro diritto a godere del miglior stato di salute possibile. Gli Stati parte sono tenuti a prendere le decisioni e a intraprendere le azioni che concernono i minori avendo riguardo del loro benessere e tenendo conto del loro migliore interesse.

Dalla sua entrata in vigore, la Convenzione sui diritti del fanciullo è stata integrata da tre protocolli aggiuntivi, ratificati anche dalla Svizzera: il primo riguarda il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, il secondo la loro protezione dalla tratta di esseri umani, dalla prostituzione e dalla pornografia infantile, e il terzo introduce una procedura di reclamo individuale.


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