«La sicurezza della Svizzera 2019»: il Servizio delle attività informative della Confederazione presenta il suo rapporto sulla situazione

Berna, 24.05.2019 - Il contesto in materia di politica di sicurezza è sempre più frammentato e complesso. In un simile contesto le capacità in materia di anticipazione e individuazione tempestiva del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) sono fondamentali. Le minacce vanno identificate e valutate per tempo. Successivamente vanno adottate le misure preventive necessarie. Il rapporto annuale del SIC, pubblicato quest’anno in una forma nuova e semplificata, illustra gli sviluppi della situazione più importanti in materia di intelligence.

Le situazioni di crisi in Europa, che il SIC descrive da alcuni anni nel suo rapporto annuale, sono caratterizzate dal rapido incremento del numero di attori non statali e dalle possibilità offerte dalla guerra ibrida. Il ritorno delle politiche egemoniche dai marcati tratti unilaterali, le elevate tensioni tra gli Stati occidentali e la Russia così come le sfide politiche ed economiche nei Paesi europei rendono il quadro della situazione estremamente mobile. L’assetto tradizionale evolve sotto la pressione di nuove forze politiche, economiche, militari nonché tecnologiche, sociali e culturali. L’esito dei cambiamenti in atto è incerto. In un mondo disorientato, caratterizzato da una crescente insicurezza, il contributo del SIC è di fondamentale importanza: il quadro generale informativo, allestito in base alle informazioni di intelligence, completa in maniera essenziale le basi decisionali dei responsabili della politica di sicurezza.

Rivalità crescenti tra le grandi potenze

Il continente europeo è in balìa di crisi interne e di lotte per il dominio. La stabilità politica e la solidità economica dell’Europa subiscono una fase di regresso. Di riflesso diventano sempre più chiaramente visibili le conseguenze negative, per la sicurezza della Svizzera, del ritorno della politica egemonica e delle crescenti rivalità egemoniche tra Stati Uniti, Russia e Cina. Il crescente clima di incertezza nel contesto della Svizzera assume sempre più importanza per la politica di sicurezza del Paese.

Per tutelare la loro sicurezza e i loro interessi nazionali in un contesto di competizione strategica globale, gli Stati Uniti ricorrono alla forza militare e a forti pressioni economiche. A tal fine, un importante strumento sono le misure sanzionatorie secondarie con effetti extraterritoriali. Tali misure sono adottate in particolare nella politica americana verso l’Iran, con lo scopo di costringere Stati terzi e grandi aziende operanti a livello internazionale ad assecondare la volontà degli Stati Uniti.

La maggiore consapevolezza della Russia poggia sulla ricostruzione della propria forza militare e sull’apparato di potere del presidente russo, rigidamente organizzato. La Russia intende essere considerata come un interlocutore di pari valore rispetto agli Stati Uniti, ma determinate limitazioni a livello di capacità militari continuano a sussistere. La Russia ricorrerà anche in futuro a operazioni d’influenza quali ad esempio campagne di disinformazione, manovre di manipolazione, attività di propaganda nonché pressioni manifeste a livello politico, militare ed economico. Anche il ricorso a ricatti e, in singoli casi, ad atti violenti è tuttora possibile.

La Cina continuerà a fare il possibile per crescere sotto il profilo economico e militare. È improbabile che adotti una linea fondamentalmente diversa dalle politiche sinora perseguite. L’Iran aspetterà pazientemente la fine della presidenza di Donald Trump nel tentativo di non capitolare. Una rinuncia totale della Corea del Nord alle armi nucleari e a sistemi vettori idonei al loro impiego rimane improbabile, anche se di tanto in tanto manifesta segnali di disarmo.

Su scala mondiale si registra un’ulteriore crescita dell’importanza dello spionaggio in quanto mezzo di acquisizione di informazioni. Spingono in tal senso innanzitutto la Russia con le sue ambizioni egemoniche e, in secondo luogo, la Cina in particolare con la sua agenda economica. L’ampia tendenza, che riguarda anche numerosi altri Stati, a imporre i propri interessi con la forza anziché con il ricorso a strumenti giuridici o in seno a istanze multinazionali potrebbe provocare un aumento di gravi crimini, rapimenti o omicidi, effettuati su ordine statale. Servizi informazioni stranieri potrebbero svolgere un ruolo nella preparazione, nello svolgimento e nel trattamento successivo di simili crimini. Probabilmente crescerà ulteriormente anche l’importanza dei cibermezzi nel novero dei principali strumenti di potere nazionale.

Nell’ambito della proliferazione, l’attrattiva delle armi di distruzione di massa rimane elevata e i progressi della tecnica ne favoriscono l’acquisto. Nel settore della tecnologia nucleare civile oggi è la Cina a caratterizzarne la dinamica. Di conseguenza vi è pure uno spostamento delle priorità in materia di impegno a favore della non proliferazione e per impedire che altri Stati si dotino di armi nucleari. Non è mutata la situazione dei Paesi proliferanti – Pakistan, Iran, Siria (possibile nuova sede per il programma di produzione di armi chimiche), Corea del Nord.

Nonostante la sconfitta del Califfato il terrorismo è tuttora un tema attuale

Il Vicino Oriente, il Medio Oriente e l’Africa settentrionale, compresa la regione del Sahel, rimangono teatro di numerosi conflitti bellici e armati. Se il regime siriano e i suoi alleati russi e iraniani hanno sconfitto i ribelli sotto il profilo strategico, non hanno però ancora conseguito la vittoria. Nonostante le gravi perdite subìte, lo «Stato islamico» e altri gruppi jihadisti sono ancora in grado di compiere attacchi di vasta portata. I gruppi jihadisti e le persone o i piccoli gruppi che tali gruppi dirigono o ispirano rappresentano tuttora una seria minaccia terroristica per l’Europa. In Svizzera la minaccia rimane elevata poiché dalla prospettiva jihadista il nostro Paese appartiene al mondo occidentale, considerato anti-islamico. La gestione di persone scarcerate e di persone che si sono radicalizzate in carcere è una sfida per la Svizzera e per l’Europa. La Svizzera dovrà far fronte anche al rientro di singoli reduci della jihad (comprese, tra l’altro, persone attualmente bloccate in Siria e in Iraq).

Gli ambienti dell’estrema destra svizzera si stanno rinnovando

Gli ambienti dell’estrema destra svizzera si stanno rinnovando e numerosi gruppi dispongono frattanto di siti Internet aperti. Nonostante tale nuova tendenza a una certa visibilità, continuano a comportarsi in modo cospirativo. Il potenziale di violenza degli ambienti di estrema destra rimane invariato, al pari di quello degli ambienti di estrema sinistra. Quest’ultimi hanno una rete di contatti internazionali, il che potrebbe essere uno dei motivi della parziale intensificazione del ricorso alla violenza constatato a partire dal 2017. Gli estremisti di sinistra raggruppano le proprie azioni in campagne, in particolare contro la presunta repressione e nella fattispecie contro l’ampliamento del carcere basilese del Bässlergut, e si solidarizzano con il PKK a favore dei territori curdi amministrati autonomamente dai Curdi nel nord della Siria. Il rientro da questi territori di estremisti di sinistra addestrati all’uso delle armi preoccupa le autorità di sicurezza europee.


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Ultima modifica 05.01.2016

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