Il Consiglio federale vuole rafforzare la posizione delle lingue nazionali nella scuola

Berna, 06.07.2016 - Alle lingue nazionali deve essere accordato il giusto spazio nella scuola dell’obbligo. Il Consiglio federale sottopone a discussione tre possibili varianti per armonizzare l’insegnamento delle lingue nel caso in cui i Cantoni non attuassero la loro strategia linguistica. La consultazione durerà fino al 14 ottobre 2016.

Con un'integrazione dell'articolo 15 della legge sulle lingue si vuole sostenere l'armonizzazione dell'insegnamento delle lingue nella scuola dell'obbligo. L'obiettivo è di definire la posizione delle lingue nazionali nell'insegnamento. La revisione deve però tenere conto anche delle competenze cantonali in ambito scolastico e delle differenze linguistico-regionali. Il Consiglio federale propone tre varianti:

- La variante 1 riprende il testo dell'iniziativa parlamentare depositata dalla Commissione della scienza, dell'educazione e della cultura del Consiglio nazionale (14.459): è circoscritta alla scuola elementare e stabilisce che l'insegnamento della seconda lingua nazionale deve
iniziare al più tardi nella quinta classe (che corrisponde al 7º anno scolastico secondo il concordato HarmoS).

- La variante 2 recepisce a livello di legge la soluzione del concordato HarmoS: stabilisce che la prima lingua straniera deve essere insegnata al più tardi a partire dalla terza classe e la seconda a partire dalla quinta. Una delle due lingue straniere deve essere una seconda lingua nazionale, l'altra l'inglese.

- La variante 3 garantisce sul piano formale la posizione della seconda lingua nazionale: stabilisce che l'insegnamento della seconda lingua nazionale deve iniziare nella scuola elementare e proseguire fino al termine del livello secondario I. 

Il Consiglio federale propende per la terza variante e apre la consultazione sulla revisione della legge sulle lingue perché in alcuni Cantoni è messo in questione - a partire dall'anno scolastico 2017/18 - l'insegnamento di una seconda lingua nazionale nella scuola elementare. La procedura serve a sottoporre a discussione per tempo possibili soluzioni. Analizzati i risultati della procedura di consultazione, il Consiglio federale valuterà con i Cantoni (attraverso la CDPE) i passi più opportuni da intraprendere. Accoglierebbe tuttavia con favore una soluzione
comune negoziata dai Cantoni. Se però tutti i Cantoni dovessero attuare la strategia linguistica concordata nel 2004, non sarebbe più necessario modificare la legge.

Il plurilinguismo è un tratto distintivo essenziale del nostro Paese. La Costituzione federale ne tiene debitamente conto, conferendo alla Confederazione e ai Cantoni un ampio mandato di politica linguistica: è un compito comune di Confederazione e Cantoni tutelare e promuovere le lingue nazionali e rafforzare la comprensione fra le diverse comunità linguistiche del Paese. Affinché la qualità e la permeabilità dello spazio formativo svizzero siano garantite, le disposizioni costituzionali introdotto nel 2006 obbligano i Cantoni ad armonizzare il settore scolastico. Se i Cantoni non riescono ad accordarsi, la Confederazione ha la competenza sussidiaria di intervenire.

Con la strategia linguistica del 2004, i Cantoni hanno adottato una soluzione per armonizzare l'insegnamento delle lingue straniere confluita in seguito nel concordato HarmoS. La soluzione è vincolante per tutti i Cantoni che hanno aderito al concordato, ma ha effetti indiretti anche per
gli altri Cantoni. In alcuni Cantoni non è stata attuata o lo è stata soltanto in parte. In altri sono in corso tentativi per revocare la soluzione di
armonizzazione adottata. Questo svantaggerebbe la seconda lingua nazionale e costituirebbe una minaccia per la comprensione fra le comunità linguistiche. Secondo il Consiglio federale, per ragioni di politica istituzionale ed educativa, sono necessarie prescrizioni armonizzate sull'insegnamento delle lingue nazionali nel caso in cui i Cantoni non dovessero riuscire ad accordarsi.


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Ultima modifica 05.01.2016

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