Il presidente della Confederazione Burkhalter sottolinea l’importanza di coinvolgere la società civile e i giovani nel lavoro dell’OSCE

Berna, 03.12.2014 - Il presidente della Confederazione e presidente in carica dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) Didier Burkhalter ha preso parte oggi alla conferenza parallela della società civile. In questa occasione ha raccolto le raccomandazioni dei rappresentanti della società civile al Consiglio dei ministri OSCE. La partecipazione alla conferenza mette in luce l’importanza che la presidenza svizzera dell’OSCE attribuisce al coinvolgimento della società civile e dei giovani nel lavoro dell’Organizzazione.

Alla vigilia del Consiglio dei ministri OSCE, i rappresentanti della società civile si sono incontrati nel quadro di una conferenza parallela per sottoporre all’attenzione del Consiglio dei ministri, delle istituzioni dell’OSCE, delle missioni sul campo e degli Stati partecipanti una serie di raccomandazioni concrete. Le discussioni si sono incentrate soprattutto su temi quali l’intolleranza, la discriminazione e l’istigazione all’odio e da tali questioni è nata una parte delle raccomandazioni di Basilea. Le altre riguardano la libertà di opinione e di associazione, la sicurezza dei difensori dei diritti umani, la protezione contro la tortura, l’indipendenza della giustizia, la tutela della proprietà e il diritto a elezioni libere e giuste.

Nell’atto di prendere in consegna queste raccomandazioni della società civile, il presidente in carica dell’OSCE Didier Burkhalter ha ribadito che la libertà e la sicurezza sono fondamentali per la vita di qualsiasi essere umano. Un dialogo che coinvolga tutte le parti in causa è quindi imprescindibile. La «dichiarazione di Basilea» si concentra su un problema fondamentale del nostro tempo, che interessa tutti gli Stati OSCE: il fatto che determinati gruppi di persone possano diventare bersaglio di forme di istigazione all’odio o di veri e propri crimini. Il presidente Burkhalter ha aggiunto che ogni genere di discriminazione, e dunque anche quella legata alla religione, all’etnia o all’orientamento sessuale, è inaccettabile. Le raccomandazioni sono state consegnate, oltre che al presidente in carica dell’OSCE, al ministro degli esteri serbo Ivica Dacic, che nel 2015 riprenderà la presidenza dell’Organizzazione e a Michael Link, direttore dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) dell’OSCE. Entrambi hanno sottolineato con la loro presenza alla conferenza parallela l’importanza della partecipazione della società civile al lavoro dell’OSCE.

Priorità della presidenza svizzera

La Svizzera ha fatto del coinvolgimento della società civile e dei giovani nel lavoro dell’OSCE una delle priorità della sua presidenza. La prevenzione della tortura è diventata pertanto una questione centrale. Su questi e altri temi di rilevanza regionale ha organizzato quattro conferenze regionali della società civile a Belgrado, Vienna, Tbilisi e Dushanbe, che hanno permesso anche di stringere contatti a livello locale.

La Svizzera si è inoltre impegnata affinché a tutti gli eventi e le manifestazioni dell’OSCE potessero partecipare rappresentanti della società civile e il presidente in carica dell’OSCE Didier Burkhalter ha incontrato durante i suoi viaggi, ogni volta che è stato possibile, anche i rappresentanti della società civile locale. In Azerbaigian, Stati Uniti, Tagikistan, Kirghizistan e Kosovo ha discusso le loro richieste. Per ribadire l’impegno della Svizzera nell’ambito della protezione di tutti coloro che si adoperano attivamente per la tutela dei diritti umani, la presidenza svizzera ha organizzato nel giugno 2014, a Berna, una conferenza dedicata a questo tema durante la quale sono state presentate le linee guida dell’OSCE/ODIHR sulla protezione dei difensori dei diritti umani.

La presidenza svizzera ha dedicato un’attenzione particolare alla gioventù con l’obiettivo di dar voce alle giovani generazioni e di permettere loro di conoscere meglio le strutture e i temi dell’OSCE. A tale scopo, ha dato vita a” Modello OSCE” con 57 giovani donne e uomini provenienti dagli Stati partecipanti. Nel corso di tre tornate negoziali simulate, “Modello OSCE” ha discusso un piano d’azione per i giovani.


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Ultima modifica 05.01.2016

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