Aumento delle risorse per la lotta alla discriminazione salariale

Berna, 01.05.2013 - Il Consiglio federale ha deciso di aumentare le risorse destinate alla lotta contro la discriminazione salariale, in particolare nel quadro degli acquisti pubblici della Confederazione. Questa decisione permetterà all’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo UFU di istituire due posti supplementari per potenziare i controlli, sviluppare nuovi strumenti e intensificare le attività d’informazione e formazione. Le misure previste potranno tuttavia essere definitivamente confermate soltanto dopo che il Consiglio federale avrà terminato la valutazione globale delle risorse umane della Confederazione, i cui risultati sono attesi entro la fine del primo semestre 2013.

Nel 2014, l'UFU vedrà aumentate le proprie risorse e potrà così istituire due posti supplementari e trasformare in impieghi a tempo indeterminato 1,7 posti la cui durata è attualmente limitata alla fine del 2013. Dopo aver riconosciuto nelle risposte a vari interventi parlamentari che il numero di controlli effettuati nel quadro degli acquisti pubblici è insufficiente, il Consiglio federale ha deciso di aumentarli e di rafforzare le attività d'informazione e formazione. Questa decisione contribuisce inoltre ad attuare meglio gli obiettivi sulla parità, introdotti dal Parlamento nel Programma di legislatura 2011-2015.

Il mandato di provvedere all'uguaglianza tra donna e uomo è iscritto nella Costituzione federale dal 1981. L'articolo 8 capoverso 3 menziona espressamente l'uguaglianza di diritto e di fatto e pone l'accento sul diritto a un salario uguale per un lavoro di uguale valore.

Tuttavia, nella realtà la parità tra i sessi non è ancora realizzata: in Svizzera la discriminazione salariale esiste ancora, come emerge dalla più recente inchiesta dell'Ufficio federale di statistica sulla struttura dei salari. In base ai dati relativi al 2010, la differenza salariale tra uomini e donne ammonta in media all'8,7 per cento. In altre parole: le donne guadagnano complessivamente 7,7 miliardi di franchi in meno rispetto agli uomini. Nell'anno in esame la differenza salariale nel settore privato era in media di 677 franchi al mese.

Questa situazione penalizza, a corto e lungo termine, non soltanto le donne, ma anche le loro famiglie. Inoltre le imprese che rispettano il principio della parità salariale subiscono la concorrenza sleale delle imprese che risparmiano sui salari e possono quindi presentare costi di produzione più bassi. Questa distorsione è contraria alla legge sugli acquisti pubblici.


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Sylvie Durrer, direttrice UFU, tel. 031 322 68 40


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Ultima modifica 05.01.2016

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