La Svizzera chiede al Consiglio di sicurezza dell’ONU di perseguire i gravi crimini in Siria davanti alla Corte penale internazionale

Berna, 14.01.2013 - Le numerose accuse di crimini contro l’umanità e crimini di guerra in Siria devono essere sottoposte a un’inchiesta e i responsabili di tutte le parti in conflitto tradotti davanti a un tribunale. Con una lettera datata 14 gennaio 2013, la Svizzera, sostenuta da 56 altri Stati, ha inoltrato questa richiesta al Consiglio di sicurezza dell’ONU. Lo strumento migliore per ottenere giustizia sarebbe la traduzione dei fatti siriani davanti alla Corte penale internazionale (CPI). La Svizzera è convinta che in Siria, senza l’avvio di una procedura coerente contro l’impunità, non sia possibile giungere a una pace duratura.

Dopo quasi due anni di sanguinose lotte, la situazione umanitaria in Siria si sta ulteriormente aggravando. Il conflitto ha già causato circa 60 000 morti, per lo più civili, e attualmente non è ipotizzabile alcuna soluzione politica. Alla luce di questa drammatica situazione e in assenza di qualsiasi segnale di miglioramento, con questa lettera la Svizzera vuole lanciare un segnale in favore del rispetto dei valori umanitari fondamentali e della giustizia. L’appello è rivolto sia alle vittime siriane affinché sappiano di non essere state dimenticate, sia alle parti in conflitto affinché pongano fine alla violenza e rispettino i diritti dell’uomo e il diritto internazionale umanitario. A questo appello rivolto al Consiglio di sicurezza hanno aderito 56 altri Stati.
 
L’iniziativa svizzera riveste un carattere puramente umanitario e si pone al di sopra delle parti, schierandosi unicamente in favore della giustizia. I responsabili di tutte le parti in lotta saranno chiamati in causa per le loro azioni. Il perseguimento penale rientra primariamente nella responsabilità delle autorità siriane che, nonostante i ripetuti appelli della comunità internazionale, non hanno ancora dimostrato la volontà di aprire un’inchiesta equa e indipendente contro le accuse di crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Di conseguenza, la giustizia può essere espressa solo dalla Corte penale internazionale (CPI). La Siria non rientra fra gli Stati parti del trattato costitutivo della CPI, per cui un suo perseguimento davanti alla Corte penale richiede una decisione del Consiglio di sicurezza.
 
La lettera è in pratica una petizione, in quanto la decisione in merito a tale perseguimento compete esclusivamente al Consiglio di sicurezza. La lettera rappresenta comunque un segnale forte contro l’impunità e dimostra che un numero significativo di Stati non è disposto a tollerare né i crimini contro l’umanità, né i crimini di guerra.

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